Ero molto stanco, sentivo i muscoli contrarsi, le tempie pulsare e i miei arti non avevano la minima intenzione a rispondere a qualsiasi mio comando. Sul letto c’era una vecchia col vestito sgualcito e scomposto, si intravvedeva una flaccida coscia e un decolté ormai grinzoso. La luce era bassa, c’era un’atmosfera rarefatta, avevo fumato una sigaretta quasi un’ora fa e il fumo aveva formato una nebbiolina costante che confondeva la tenda della finestra con la carta d’apparati e sul comodino la pulsantiera poteva staccarsi da un telefono impossibilitato a squillare, visto che il suo filo, sradicato dal muro, giaceva lussurioso accanto alla vecchia. Solo i miei occhi roteavano attenti ed incessantemente curiosi o, più verosimilmente, ossessionati da una giornata di cui non ricordavo più l’inizio e che ora si concludeva con una donna fredda davanti a me ed io, seduto infondo a quel letto disfatto, con la pistola in mano in una contrazione pigramente fissa nel tempo.





