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La striatura sul manubrio…

La striatura sul manubrio mi ferisce la mano quando l’afferro sicuro nonostante non so quanto tempo sia passato dall’ultima volta. Non conosco questa macchina, ma la storia è sempre la stessa: sotto, i pesi, di ghisa nera, pesanti come incubi; un cavo sottile di acciaio immortale che conduce alle mie mani ed una panca. Sono mesi che non sforzo i tendini, che non metto alla prova i miei gomiti tirando via i carboni da quella macchina senza respiro. Afferro anche l’ altro manubrio ed inizio il duello senza fine, puntando al limite, al massimo possibile, a richiamare dentro di me gli anni passati lontano da lei, a ripulirmi, a stirare via i nodi della vita passata, puntando al limite, al movimento massimo, a quello prima della fine assoluta. Pompo come un forsennato. Sono già oltre metà. Sono di nuovo io. Se giungo alla fine avrò cancellato mesi d’inedia, sentirò d’ esserne ancora capace.

 

Resisto.

 

Sono già oltre metà.

 

Un suono stridente fuori natura mi schiaffeggia in pieno viso: il maledetto cellulare: Dentro la tasca. A portata di mano. Dove lo lascio sempre. Con la vita che faccio. ‘Fanculo il cellulare. Sono quasi alla fine. Ogni filo dei miei muscoli sputa veleno. Sto facendo qualcosa che mi farà malissimo. In senso buono. Ma devo giungere alla fine. La fobia fallocratica di dimostrare qualcosa a qualcuno. Sé stesso compreso. ‘Fanculo il cellurare.

 

Ma…

potrebbe essere importante. Potrebbe essere lei. Nella tasca maledetta! Sono quasi alla fine.

 

Il senzadio continua a squillare.

 

Maledizione.

 

L’ attimo in cui tentenno.

 

Ero quasi alla fine.

 

Stacco le mani. Il senzadio smette di squillare.

 

Fanciulli, se dovete fare qualcosa nella vita, qualunque cosa sia, fatelo, con decisione.

 

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