» il ricordo della felicità


il ricordo della felicità

Se solo avessi consegnato alle pagine di un diario quello che abbiamo vissuto, oggi mi sentirei meno sola.

Ma allora non potevo, non volevo che qualcosa o qualcuno potesse partecipare a quel modo di sentire che era solo nostro.

Non ero gelosa, custodivo -gelosamente- te e me.

Il nostro primo incontro in mezzo a tutta quella gente, troppa per noi che ci eravamo finalmente trovati; mi prendesti per mano e mi portasti via, sapevi che io, che lo desideravo più di te, non ne avrei avuto la forza.

Mi guardardasti e già mi amavi, nel tuo sguardo non c’era una promessa, c’era il giuramento solenne che ti saresti preso cura di me, a qualunque costo. Io ti guardavo estasiata ed incredula, eravamo vicini ma vicino non era mai abbastanza…e così cauto e delicato mi sfiorasti le labbra senza smettere di guardarmi. Ti sorrisi, ero felice come mai prima di allora, ti baciai piano piano e poi ancora ed ancora,  provavo una felicità piena, c’era un senso di assoluto nel nostro essere insieme, ovunque fossimo.

Il giorno del tuo compleanno dicesti che era giusto fossi tu a farmi un regalo perchè era con me che era iniziata davvero la tua vita. Sentivo le labbra tremare nello sforzo di trattenere le lacrime, tu mi prendesti la mano e mi dicesti “chiudi gli occhi” , quando li riaprii al mio anulare c’era un anello anzi tre, erano tre vere perchè con una mi dicevi di amarmi quel giorno per la prima volta e con le altre mi dicevi “per tutta la vita” e “anche dopo”. Ridevo e piangevo insieme a te. Mi sorpresi a pensare che stranamente  la morte non mi faceva più paura e proprio in quell’attimo mi prendesti in braccio e mi facesti ballare su quella duna di sabbia, intonando la nostra canzone…

Non avrei mai creduto di poter appartenere a qualcuno sentendomi libera eppure con te era successo. Non avevo bisogno di te, ti amavo per come tu amavi me, di un amore puro e totalizzante.

Mi è rimasta solo una foto, quella di te in divisa (Dio com’eri bello!) il giorno del giuramento; avevo scelto un vestito rosso della stessa tonalità della banda dei tuoi pantaloni, quando mi prendesti in braccio mi dicesti: devi mangiare di più, promettimelo.

Se solo quella sera avessimo fatto l’amore…

Ma come avrei potuto immaginare…

Torno spesso su quella duna di sabbia, beh non proprio nel punto esatto, mi fermo dove finisce la passerella. Non ho le gambe eppure grazie a te, ora posso volare.

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Un commento

  1. Pubblicato marzo 20, 2009 il 9:46 am | Permalink

    una storia d’amore semplice e inquietante allo stesso tempo…

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