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Coscienza

Coscienza non era mai stato da uno psicologo. Era comune pensiero che un consigliere non avesse bisogno di essere consigliato. Ma Coscienza sentiva dentro di sè, da ormai troppo tempo, come un vuoto, una mancanza, un’ enorme voragine piena di dubbi e sensi di colpa.

"Sono confuso" sospirò, accomodandosi meglio sul lettino in pelle "Mi sembra di aver perso di vista il mio obiettivo. Secondo lei è grave, dottore?"

"Quello lo saqpremo alla fine" asserì pacato lo psicologo "Parli pure liberamente di quello che vuole" aggiunse poi, aprendo il suo blocchetto per gli appunti e scegliendo una penna tra le tante riposte in un bicchiere sulla scrivania.

Diede uno sguardo al suo paziente. Doveva ammettere di non essere meno a disagio di lui, insomma, era uno piscologo di fama internazionale, ma era più che certo di non avere mai nemmeno pensato di potersi trovare davanti un caso di coscienza in difficoltà. Aveva sempre pensato che coscienze non si muovessero dalla testa dei propri ospiti.

"D’ accordo. So a cosa sta pensando, doc" intervenne Coscienza "Si starà chiedendo perchè sono qui e non a badare alle azioni del mio umano. Il fatto è che non posso più farlo. Sai, è morto la settimana scorsa. Era un ragazzo, un bel giovane, uno di quelli che avrebbe potuto avere ogni cosa dalla vita se solo avesse voluto, e io ero così orgoglioso di poter consigliare una persona così promettente. Quando era ancora solo un bambino immaginavo già quali grandi cose avrei potuti fargli fare, quale futuro splendente avrei potuto costruirgli. Sono una neo-coscienza, io, prima non avevo mai ricevuto un umano tutto per me ed ero eccitato come mai ero stato."

"E qual’ è stato il problema?"

"Il problema? Eh, magari lo avessi saputo! Era sempre stato un bambino vivace e poco ligio alle regole, ma pensavo che con il tempo si sarebbe calmato. Ha mai sentito parlare del Grillo Parlante? Ero nella sua stessa situazione, ma lui a calmare Pinocchio ci è riuscito, io invece ho fallito miseramente.

"Non so dire esattamente quando sia iniziato, ma ad un tratto ho come avuto la sensazione di aver perso autorità. davo consigli, ma questi non sempre venivano seguiti, anzi, mano a mano che il tempo passava la mia voce era sempre meno ascoltata, la sentivo rimbombrare in quella testa sempre più vuota. All’ inizio pensai che fosse semplicemente un pigro e che non gli andasse di recepire i miei stimoli. Ma poi la cosa è degenerata…"

"In che modo?" incalzò lo spicologo

"Ha iniziato a fare il prepotente a scuola. Prima erano solo scherzetti, ma poi si è fatto sempre più arrogante. Quando eravamo soli gli urlavo di smetterla, gli raccomandavo di fare il bravo, facevo tutto ciò

che era in mio potere. E mi saliva lo sconforto sempre di più, quano mi rendevo conto che non funzionava. Non mi ascoltava, le poche volte che lo faceva mi rispondeva male. Ho pure cercato di prenderlo per paura! Quando era nei guai e riusciva ad uscirne gli dicevo che comportandosi bene ciò non sarebbe accaduto!"

"E funzionava?"

"All’ inizio si." Coscienza portò lemani dietro la testa "Ma poi si è stufato anche di quello e abbiamo ricominciato daccapo. Anzi, in peggio. Ho detto che faceva il bullo, vero? Ecco, secondo lei si è limitato a fare quello? Magari avesse fatto così! Avrei avuto forse ancora qualche speranza di redimerlo! Ma no, non gli andava bene, lui voleva gettare via la sua vita, così ha iniziato ad uscire con certa gente che, guardi, nemmeno glie la descrivo. Può dedurre dalla mia faccia di che genere di persona stiamo parlando! E non ha idea di quel che facevano! La roba che si bevevano!

"Poi è arrivata la droga. Si, anche quella! La droga, la droga! Io ormai non contavo più niente, anche se ogni tanto mi cercava quando si pentiva della sua ultima sniffata sentivo che sarebbe durato lo spazio del suo effetto e che appena avesse sentito di nuovo il bisogno dello sballo sarei stato di nuovo oscurato da una nuvola di coca. Era terribile, doc, terribile. Ho dovuto assistere in prima persona allo sfacelo più completo di una persona che avevo così tanto amato. E adesso che è morto mi chiedo se davvero ho fatto tutto il possibile, se davvero non avrei potuto sforzarmi di più.

"Si, immagino già cosa vuole dirmi, sono pur sempre una coscienza, anche se non la sua. Lo so che non ha la minima idea di cosa dirmi, ma non penso che le anime in pena che le hanno insegnato a consolare siano come me."

"Mi dispiace" mormorò l’ uomo, grattandosi la testa confuso "Posso dirle quello che vuole, ma temo che non potrei mai soddisfare i suoi bisogni."

"Lo so. Non dovrei averli, io, questi bisogni. Una guida guida, non si fa guidare. Forse sono fallato, doc, magari non funziono bene. E credo di non avere nemmeno voglia di funzionare più. Ne ho viste tante, troppe, e inoltre il mio non è nemmeno l’ unico caso. Ce ne sono migliaia di quelli come me. Sa, doc, abbiamo perso la speranza. In un mondo in cui gli stessi ragazzi non vogliono più bene a sè stessi e hanno perso ogni ideale, che posto potremmo mai avere noi?

"Forse un giorno avrò di nuovo voglia di mettermi in gioco, in fondo voglio pensare che sotto allo strato superficiale di marcio ci sia ancora roba buona su cui lavorare. Sono sicuro che ci sia e voglio augurare buona fortuna a tutti loro. Ma fino ad allora… bah, fino ad allora peggio di così non mi può andare."

 

 

 

 

 

 

 

 

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2 commenti

  1. Pubblicato gennaio 27, 2011 il 5:35 pm | Permalink

    Molto molto interessante questo racconto, originale, e tocca anche un tema molto attuale; sarà una bellissima sfida per gli attori metterlo in scena. Grazie

  2. Pubblicato gennaio 30, 2011 il 9:58 pm | Permalink

    Bello, ben scritto. A un certo punto l’analista propone una terapia di coppia e convoca insieme alla coscienza, il resto dell’individuo e cerca di capire cosa non va fra loro. Si risale a un momento quando hanno litigato e ognuno non ha più realmente capito le esigenze dell’altro e, di fatto, si sono separati. Ora devono fare un lungo percorso per tornare ad essere uno…

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