Youdrama si dissemina, diffondendosi nello spazio urbano, dove l’immaginario condiviso degli spettautori che collaborano all’opera sbarca nella vita reale, come se da un’altra dimensione corpi e menti avessero trovato una porta per piombare qui ed ora e parlarci.
Corpi di extraterrestri, sguardi che cercano intorno una qualche sembianza di universo conosciuto, che infine stentano a trovare. Allora entra in gioco l’altro, il terrestre, l’alieno da sé che viene incontro e a cui si può parlare.
Cosa ci fanno questi intrusi nello spazio urbano? La loro presenza ha quasi l’effetto di cancellare lo strato di pastello della realtà per mostrare il vuoto che c’è sotto o il colore del foglio. La presenza dei performers bianchi in giro per le strade di una città, o mescolati agli spettatori di un festival attira subito l’attenzione: per come sono vestiti, ma anche per la bolla d’aria che portano con sé, un microcosmo dentro il nostro mondo, dove il pensiero collettivo trova una sede e membra per muoversi nella vita reale.
Questo pensiero collettivo, formato dalle interconnesioni telematiche che collegano più menti, non vive più solo nello spazio della rete, nel web, nelle nostre piccole devices ausiliarie; ora entra nella dimensione della materia, la influenza direttamente, concretamente, assumendo il potere virale di un vero contagio biologico.
Per fortuna è un’epidemia di coscienze, quindi di sguardi, di consapevolezza.
Cosa portano nella vita reale i performers di Youdrama? Sulla piattaforma internet, gli utenti-spettatori continuano a scrivere i loro pensieri, i loro racconti, cercano di registrare con la lingua scritta i frammenti del proprio immaginario, della propria memoria.
Questo flusso è il sangue di Youdrama: come gli uomini-libro di Fahrenheit 451, i performers bianchi in cammino per le strade della città dicono ai passanti parole scritte da altri passanti, in un cerchio che si chiude nell’atto del narrare.
Chi scrive e chi ascolta non si conoscono, oppure possono coincidere; il pensiero che sta nello scritto ha comunque viaggiato, si è diffuso ed ha impregnato la vita reale di sé. Gli spettatori sono divenuti autori, poi ancora spettatori e grazie all’azione del medium, dell’attore, hanno costituito una comunità che è tornata a condividere storie.






3 commenti
ti riferisci alla vostra partecipazione a Santarcangelo?
guardando i video che avete pubblicato avevo avuto la stessa impressione, che fossero appunto personaggi dell’altro mondo finiti per la prima volta nella realtà..
sì, qualcuno ha anche detto che il loro sguardo, così fermo e sicuro, sembra scrutare nel profondo, nell’interiorità dello spettatore, come un invito a raccontarsi, con un ascolto vero, vigile, molto cosciente, “straordinario”, raro nella realtà…
c’è sempre un che di emozionante nello “scegliere”, o essere scelt, da un interlocutore, per strada, e lasciargli una storia. Qualcosa resterà.